Recensione Zustìssia
🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥/7

di Nicolò Silverii

Non so bene come reagire di fronte a un'opera d'arte così bella e importante come questa, se non piangendo: di gioia, dolore, esasperazione non lo so, forse tutto insieme. Vorrei gridare al mondo intero di fermarsi un attimo, rallentare per un momento questa vita maledettamente veloce che abbiamo scelto di vivere, e trovare due ore per godersi questo film. Vorrei farlo, ma so che non posso; per cui mi appello alle sì e no dieci persone che leggeranno queste righe: andate in sala, per favore, e chiedete un biglietto per Zustìssia.

È ammirevole e da sottolineare, prima di tutto, la scelta che è stata fatta di affidare una storia così importante a un giovane regista come Francesco Piras, al suo primo lungometraggio di finzione, il quale ha superato di gran lunga ogni più rosea aspettativa. La storia è una storia vera e recentissima, tratta dalla disgraziata vita di Beniamino Zuncheddu, condannato sommariamente all'ergastolo nel '92 e incarcerato per oltre trent'anni ingiustamente. Il film è tratto proprio dal libro Io sono innocente, scritto dallo stesso Zuncheddu insieme al suo avvocato Mauro Trogu.

Zustìssia
Zustìssia al cinema

Non starò a speculare sui temi trattati dal film perché non è questo lo spazio per farlo e perché trovo che non ci sia nulla da aggiungere a quello che viene detto e non detto dal film stesso. Bisogna vederlo, non potrei mai riassumerne i punti fondamentali senza lasciare indietro tutta la vita umana che ne trasuda. A volte, le parole non fanno giustizia all'esperienza, ed è proprio in quest'area grigia che dovrebbe agire il cinema. Certo, neppure il cinema può arrivare a spiegare una vita intera, di cui questa passata in carcere per più della metà, però può dare un'idea, e l'idea che dà è già abbastanza per far riaffiorare tutto il dolore immenso che la vicenda porta con sé.

Vorrei fare un accenno alle interpretazioni attoriali, sulle quali non mi soffermo quasi mai, ma in questo caso è impossibile non farlo. Gli attori sono stati tutti eccezionali, dal primo all'ultimo, e su di tutti spicca ovviamente Michele Riondino, calato nella parte come non mai. Il rischio di far diventare il film una puntata di Don Matteo c'era, parliamoci chiaro, eppure la qualità della scrittura e della regia, insieme con prove attoriali finalmente buonissime da parte di attori italiani di medio-alto livello hanno elevato il tutto ad opera d'arte.

Mi soffermo molto su questo concetto di arte, vogliate scusarmi, ma per me è l'unica cosa che conta nella vita in generale, figuriamoci nella disamina di un film. L'arte è purezza e sono convinto che è stata esattamente la purezza alla base di questa creazione a far sì che chi vi abbia partecipato sia stato come avvolto da un alone d'ispirazione metafisica. Va da sé che il risultato è stato magnifico.

Un grazie, infine, a Beniamino Zuncheddu. Per non essersi lasciato andare, per amare la vita nonostante tutto, per essere arte.

23/10/26

Nicolò Silverii