È uscita settimana scorsa nelle sale italiane la seconda opera di Giovanni Tortorici, giovane regista siciliano nato sotto la protezione di Luca Guadagnino. Sono andato a vederla con grande curiosità, trattandosi di un regista poco più grande di me che è già riuscito a girare ben due lungometraggi, e sono rimasto senza parole.
Il film è classificato come commedia, ma fa piangere. Per due motivi: il primo, molto banalmente, è legato al fatto che quest'opera è molto probabilmente la più brutta che abbia mai visto in una sala cinematografica; il secondo, invece, riguarda la disperazione da me provata nel vedere i fondi che hanno permesso la produzione di questo insulto alla settima arte, conferma non necessaria della bruttissima piega che sta prendendo il cinema italiano (e la nostra cultura, in generale). C'è quasi da vergognarsi.
Auguro a tutti coloro che leggeranno questa breve recensione di non vedere questo film (guardatevi piuttosto il documentario sul concerto di Ultimo), ma devo lo stesso fare un'analisi, seppur non approfondita in questo format, per chi lo vedrà. Dispiace dire cose brutte di un regista giovane che vuole raccontare la sua storia (probabilmente perché non ha altro da raccontare) in maniera stravagante e con tutte le buone intenzioni di questo mondo, sicuramente, ma bisogna essere sinceri.
Questo film è tutto la sua forma, nient'altro. La storia è inesistente, sono stati probabilmente selezionati degli eventi di una vita a caso, e di sostanza non se ne vede neanche l'ombra. Un senso, una direzione, un significato, niente di niente. È un puro allenamento di stile, un capriccio per farsi notare, un reel Instagram estetico che dura due ore. I personaggi bidimensionali, gli espedienti di regia e montaggio, la musica insistente, tutto buttato dentro un mischione ingiustificato per l'unica grande causa: creare qualcosa di strano così da spiccare in mezzo alla massa.
Ma caro Giovanni, io ti capisco, davvero, non è facile farsi notare in mezzo a tutta 'sta roba che esce ogni giorno. Però, mannaggia, non ti sei accorto che la stranezza non esiste più? E, soprattutto, non è più matrice di novità? Al massimo, anzi, è matrice di ripetitività e noiosità. Rompere gli schemi tanto per romperli mi sembra un gesto vacuo e ottuso, e oltretutto irrispettoso nei confronti dell'arte. Questo film è una vittoria dell'industria, e una sconfitta dolorosa per chi ama questo medium.
Raccontami la tua adolescenza quando e come vuoi, è un giustissimo e compatibilissimo gesto, ma fallo sinceramente per favore. Non costringermi su una poltrona a guardare quanto sei bravo a fare tutto quello che non si dovrebbe fare secondo le classiche regole del cinema (già vecchie negli anni Cinquanta...). Un atteggiamento ribelle, che paura! È nata una nuova corrente: il cinema-maranza, e ce lo dovevamo pure aspettare.
09/09/26