Recensione Fatherland
🔥🔥🔥🔥🔥🔥/7

di Nicolò Silverii

Il maestro del bianco e nero Pawel Pawlikowski è tornato alla regia di un lungometraggio dopo otto anni di assenza e, pronti via, si ripiglia tutto quello che è suo (come direbbe qualcuno) vincendo nuovamente la palma d'oro al festival di Cannes per la miglior regia senza apparentemente sforzarsi manco troppo. Un maestro, c'è poco da fare; chissà se anche lui è freddo e cinico come il suo caro Thomas Mann.

Sì, perché Fatherland è un film su Thomas Mann, a quanto pare. Ma, a ben guardare, non lo è proprio per niente. Al posto del grande scrittore tedesco poteva esserci chiunque e il succo del discorso sarebbe stato sempre lo stesso: il ritorno a casa in una casa che non è più casa come si fa a chiamare ritorno, dato che casa non si sa più cos'è?

fatherland
Fatherland al cinema

Il film, a dirla tutta, non racconta un bel niente a livello di trama. Gli avvenimenti che si susseguono altro non sono che elementi della storia con la s maiuscola, mentre i personaggi altro non sono che persone della storia con la s maiuscola: niente a che vedere con una rielaborazione romanzesca, nessun protagonista, nessun obiettivo da raggiungere. Questo è un film di atmosfera, magnificamente esplicitata, che scivola liscio come l'olio grazie alla maestria delle scelte registiche, della fotografia, delle prove attoriali più da teatro che da cinema in senso stretto.

Questo film fa la cosa più difficile che si possa fare con l'audiovisivo: raccontare una sensazione. E per di più, lo fa raccontando una sensazione che non appartiene a un singolo individuo: si potrebbe dire una sensazione esistenziale, che è però allo stesso momento calata nella precisione storica. Trovo questa dicotomia la trovata più clamorosa di quest'opera. Flaubert voleva scrivere un romanzo sul niente; ebbene, Pawlikowski ci ha girato un film. Chapeau.

Attenzione, girare un film sul niente tutto vuol dire meno ciò che sembra volere dire. Infatti, riuscire a raccontare il nulla più assoluto permette di inserire all'interno di quel nulla i più disparati argomenti, sicché un film sul nulla è un film dotato di una quantità potenzialmente infinita di temi. Il che, per noi amanti dell'intellettualismo, è un bijou. Fatherland ne tocca a bizzeffe: dallo strumentalismo politico alla metafisica dell'arte, dalla depressione esistenziale all'elaborazione del lutto familiare, dal cinismo ermetico alla compassione disinteressata. E altri ancora che sarebbe inutile elencare per un lettore che non abbia visto il film. Dunque, vedetelo, ne vale davvero la pena, e magari andatevi a bere una birra con gli amici in seguito e avrete di che parlare.

Unica pecca, che non è una vera pecca, è la brevità. Vedendo i titoli di coda apparire di colpo ho avuto la sensazione che qualcuno mi avesse appena fatto a pezzi un sogno. Ero pronto a godere di questa meraviglia ancora per altre sei ore, ma tant'è: le cose finiscono. Anzi, forse meglio che finiscano prima che rischino di rovinarsi, o no?

26/10/26

Nicolò Silverii