È uscito questa settimana in Italia il nuovo film di Ridley Scott e, mi dispiace dirlo, ma è un flop pressocché clamoroso. Prima di svenderlo come l’ennesima conferma del fatto che i registi sopra gli ottant’anni dovrebbero ritirarsi serenamente a vita privata, è bene chiarire una cosa.
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Peter Heller e da quello che si dice sembra essergli molto fedele. Io il libro non l’ho letto, per cui non mi dilungherò né sui problemi di scrittura (la sceneggiatura potrebbe tranquillamente averla scritta un bambino di cinque anni affetto da schizofrenia cronica), né tantomeno sulla scelta del titolo (degna di un gigantesco e comicissimo tapiro d’oro). Detto questo, proseguiamo.
La regia è ottima, su questo è difficile discutere, ma verrebbe quasi da dire “Menomale...”. Le uniche, ma purtroppo notevoli, mancanze sotto questo punto di vista sono le stesse che perseguitano Ridley Scott da una cinquantina d’anni: l’esagerata e unitile magniloquenza di molte riprese, che è però inevitabile che venga fuori quando dietro alla macchina c’è un antipatico megalomane come il grande regista britannico; l’apatia asettica e monotona, che asciuga l’estetismo fino a farlo seccare completamente in un’arida auto-masturbazione depressa. L’unica cosa che tiene veramente in piedi il film, se vogliamo, è la colonna sonora di uno strepitoso Harry Gregson-Williams e quelle magnifiche riprese dall’alto dell’aereo che vola tra le montagne (tra l’altro un rimando costante, piuttosto esplicito e nostalgico, al mitico finale di Blade Runner).
Peccato che a fare questi film siano sempre gli americani, perché alla fine la premessa è molto interessante, solo che non viene per niente sviluppata... Il film è vuoto come poche cose al mondo, eppure si segue molto bene: è la classica ambiguità del bravo artigiano che, però, non sa minimamente cosa stia costruendo.
È anche complicato per me esprimere un giudizio negativo su un film che non va da nessuna parte, dal momento che questo tipo di film sono solitamente i miei preferiti. Però attenzione, questo è VERAMENTE senza una direzione e finisce per girare intorno a sé stesso per due ore (quasi ad imitare il famoso cane da cui prende il nome e il quale muore al trentesimo minuto) e poi finire sulla più banale panoramica verticale che ci porta da un bacio sull’erba al cielo stellato. Che romantico!
30/08/26